Partito dei Giovani (P.d.G.)

Finalmente è nata una forza giovane che vuole rinnovare il paese e sostituire l'attuale gerontocrazia che soffoca l'Italia.

Vday

giovedì 20 dicembre 2007

LA FINE DI UNA LUNGA AGONIA


La vicenda Alitalia sembra, finalmente, aver imboccato la corsia d’arrivo.
Da tempo ogni cittadino italiano è costretto a sacrificare una parte delle proprie tasse affinché venga mantenuta in vita una compagnia aerea tecnicamente fallita da anni che si è trasformata in un carrozzone fatto di sprechi e lauti stipendi. I numeri parlano chiaro e testimoniano come questa vicenda sia davvero spaventosa ed assurda: nel 2006 (il bilancio) a livello economico il gruppo Alitalia ha registrato un risultato operativo in perdita per 465 milioni di Euro, con un peggioramento di 418 milioni di Euro rispetto al 2005 (chiuso con una perdita di 47 milioni di Euro), mentre a livello di risultato netto le perdite ammontavano a 626 milioni con un peggioramento di 458 milioni rispetto all’anno precedente (chiuso con una perdita di 168 milioni di Euro).
A livello finanziario l’indebitamento netto del Gruppo, al 31 dicembre 2006, aveva raggiunto la cifra record di 993 milioni di Euro con un peggioramento di 238 milioni rispetto al 2005 (chiuso con una posizione debitoria pari a 754 milioni di Euro).
Nel 2007 il Gruppo ha continuato, in mancanza di un’azione decisa di ristrutturazione aziendale, a perdere ed al 30 settembre il risultato operativo registrava una perdita di 146 milioni di Euro, mentre l’indebitamento netto è schizzato a 1150 milioni di Euro, anche a causa della crescita dei tassi d’interesse (relazione 3°trim.2007).
Le ragioni della crisi dell'Alitalia sono molteplici e sintetizzabili in 13 punti:
1) il management è di nomina politica: quindi non sempre risponde per il suo operato esclusivamente sulla base del risultato della gestione;
2) il management, per la ragione sopra indicata, cambia con troppa frequenza: un management instabile, con continui cambiamenti di strategie rende l’azienda intrinsecamente meno efficiente ed efficace;
3) una gestione del personale non ottimale: in Alitalia vi sono troppi dirigenti e troppe sperequazioni tra il personale;
4) una politica delle assunzioni non sempre basata sulla meritocrazia: è noto che alcuni dipendenti dell'Alitalia sono figli o parenti, o amici di politici;
5) l'impiego delle risorse umane in alcuni casi è più rigido: se si confronta le modalità di impiego dei piloti di alcuni assistenti di bordo dell'Alitalia con quelli di altre compagnie aeree o della stessa Alitalia Team, si constata tale maggiore rigidità;
6) si è consentita la crescita dei salari, in particolare dei piloti, senza agganci con la produttività ed i risultati dell'azienda: anche in questo caso si è ceduto alla pressione di una categoria non certo svantaggiata;
7) il lancio di Malpensa, pur basato su buoni presupposti (il 70% dei clienti del trasporto aereo viene dal Nord Italia), non è stato effettuato successivamente con la giusta convinzione , senza considerare poi che comunque 2 hub (ossia aeroporti di riferimento) sono troppi per qualunque compagnia; tale scelta strategica non ha portato quindi ad un aumento di passeggeri, ma ha comportato oltre 5.000 assunzioni;
8) le alleanze non sono state fortunate: la Klm ha rotto l'alleanza con Alitalia, per il mancato lancio di Malpensa; anche in questo caso l'azionista pubblico avrebbe dovuto impegnarsi sul piano diplomatico per trovare partners adeguati all'Alitalia;
9) le decisioni dell'Ue, che hanno sicuramente penalizzato l'Alitalia: nel marzo 1997 l'Ue ha deciso che l'investimento pubblico in Alitalia (in quanto azionista) era un aiuto di stato, e quindi vietato, per cui occorreva rispettare alcune condizioni molto penalizzanti, salvo poi riconoscere con la Corte di giustizia dell'Ue a fine 2000 che quella decisione comunitaria era sbagliata (ma ormai era troppo tardi);
10) la liberalizzazione del trasporto aereo degli anni '90 e l’arrivo sul mercato delle compagnie Low Cost ha comportato maggiori problemi per le aziende non ancora pienamente privatizzate come l'Alitalia;
11) gli aerei sono di diversi costruttori: questa circostanza comporta maggiori costi in termini di formazione dei piloti, di manutenzione, e più in generale di gestione della flotta;
12) pochi collegamenti internazionali dove si guadagna di più, per effetto di pochi aerei a lungo raggio;
13) l'Alitalia è una società abituata alle perdite: dal 1986 ad oggi sono stati rari gli anni in cui si sono registrati utili; questo vuol dire che c'è una consuetudine a non curarsi dell'economicità di gestione.

Il colosso Air France ha fatto la sua offerta che da tutti gli analisti economico-finanziari è giudicata nettamente come la migliore: già nel 1999 l’offerta dei francesi era da cogliere al “volo” ed invece, in nome di un nefasto e provincialissimo concetto di sciovinismo economico e sotto la spinta delle forze sindacali, non se ne fece niente con gli esiti nefasti che tutti noi ora vediamo.
Ma ecco che nuovamente le forze politiche di maggioranza sono in disaccordo titubanti ed il Governo prende tempo e continua a tener in considerazione l’offerta dell’italiana Air One, appoggiata dal favore di Rutelli, D’Alema e Bianchi. Incredibile la posizione del segretario del PD Walter Veltroni che, come al solito, invece di prendere una posizione netta, ha così (adnkronos) testualmente dichiarato: “La cosa che mi piacerebbe di più è che le proposte di Air France e Air One si incrociassero. Per garantire la forza di un soggetto come Air France e la forza di un soggetto finanziario come banca Intesa, e al tempo stesso però il radicamento nel paese di una compagnia nazionale”.
Poi c’è la Lega Nord che continua a blaterare in maniera strumentale, difendendo l’indifendibile ovvero il ruolo di Hub di Malpensa con la presenza contemporanea e concorrenziale di Linate e Bergamo.
Ovviamente l’Air France, nella sua offerta, ha previsto un solo Hub cioè quello di Roma Fiumicino con buona pace del sindaco Moratti. Tutti i grandi paesi hanno un solo hub, non si capisce come mai l’Italia dovrebbe averne due. E tutti i paesi hanno solide compagnie ad alimentarli.
Il Partito dei Giovani ritiene, pertanto, fondamentale che l’Alitalia venga ceduta senza indugio all’Air France.

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giovedì 15 novembre 2007

CONSOLIAMOCI CON PAMELA


Sulla situazione economica dell'Italia e sul futuro dei giovani pensiamo sia importante proporre l'interessante intervento di Loris Palmerini (il suo blog) dal titolo "Il dollaro debole porta l'Italia alla bancarotta", nel quale si spiega in maniera chiara e precisa quale sia la situazione del nostro Paese e le prospettive per le nuove generazioni, la cui unica speranza (se non fosse ancora chiaro) è di affidarsi al Partito dei Giovani.
PS: la lettura è molto sconfortante per cui addolciamo la pillola con la presenza di Pamelona Anderson.
"Sembra che finalmente i media abbiano deciso di avvicinarsi alla realtà sul petrolio. Non sarebbe un problema se il greggio costasse anche 100 dollari al barile se nel frattempo il dollaro continua a costare sempre meno euro. Cosa che succede.
Ecco perché non esiste un caro petrolio, e semmai si tratta di un dollaro debole. Il petrolio a 93 dollari il barile costa circa 61 euro.
Quando il petrolio era a 35 dollari, in realtà lo pagavamo circa 44 euro. Considerando poi che esistono anche il gas e le fonti alternative, il problema non è così grave, anzi ci spinge a investire in fonti alternative e nella ricerca, preparando l’avvento di un futuro più pulito e con meno guerre.
Ma allora perché i politici italiani si arrabbiano per il super euro (che non esiste)? Semplice: un dollaro debole (o un euro forte a suo confronto) ci porterà alla bancarotta. Ma solo l’Italia.
Il problema nasce dal fatto che per decine di anni si sono affrontati i problemi del “Sistema Italia” con la svalutazione. Negli anni in cui Ciampi era governatore della Banca d’Italia, appena si avvicinava una crisi economica si procedeva a svalutazione della lira. In questa maniera i prodotti italiani erano meno costosi sul mercato estero, e dunque si riusciva a far andare avanti la barca così com’era, vale a dire con privilegi per la casta, industriali assistiti, corruzione, parassitismo statale, ecc ecc.
Però, con la svalutazione, si rinunciava anche a migliorare il sistema per renderlo più efficiente e competitivo. E il problema dell’impoverimento che deriva dalla svalutazione veniva scaricato sul debito pubblico. E così i problemi che dovevano essere risolti 20 anni fa si sono tutti accumulati, e sono da risolvere oggi!
Il risultato già oggi evidente è che i quarantenni vengono chiamati “ragazzi” e gli si da la colpa se non hanno uno stipendio . I loro padri invece , si sono fatti 2 case lasciando i debiti da pagare.
Si può dire che Ciampi abbia nociuto al paese in maniera mostruosa, condannando 2 o 3 generazioni al precariato, alla povertà e alla servitù alla casta. Inoltre, grazie alla svalutazione, sono sopravissute a sé stesse molte industrie decotte, condannate a morire comunque per la globalizzazione. E si è insistito nel tenere in piedi industrie ormai obsolete anche con la manodopera a basso costo degli immigrati.
Il risultato è che quelle industrie sono oggi aziende fabbrica debiti, e hanno lasciato alla collettività solo il problema di una immigrazione selvaggia che ha distrutto la socialità e perfino la sicurezza degli indigeni.
Dunque, ora succede che il dollaro debole fa aumentare le esportazioni americane, ma oltre a quelle americane aumentano le esportazioni di India, Cina etc. che sono valutate in dollari.
In pratica, se continua così, cioè una concorrenza ancora più forte di prima delle merci cinesi e indiane, da qui a qualche anno il sistema produttivo italiano sarà rasato al suolo salvo poche eccellenze. E continuerà così perché gli USA hanno bisogno che il dollaro resti debole per esportare. I cinesi si stanno sbarazzando dei dollari e questo aumenterà ancora la svalutazione del dollaro, rischiando di far scivolare la cosa dalle mani americane.
Ma ai tedeschi e ai francesi, ormai globalizzati finanziariamente, la cosa non interessa. Una moneta forte è normale, lo era anche il marco tedesco. Tutt’al più i tedeschi diventeranno sempre più capaci di comperare anche quei pochi rimasugli buoni della fallimentare economia del sistema italia.
Perciò, un dollaro debole rispetto ad un euro “forte”, unito al parassitismo e al debito pubblico ci manderà in bancarotta. Senza parlare della casta inamovibile ed incapace che non sa fare nulla come dimostrano le cronache. Però, se per assurdo dovessero aumentare i tassi di interesse americani, allora il dollaro si rivaluterà rispetto all’euro. Purtroppo però questo farebbe aumentare in maniera pazzesca gli interessi da pagare sui debiti dello Stato, il quale già ora non riesce a pareggiare i conti sebbene si sforzi.
Dunque, a me pare che siamo tecnicamente falliti, ma nessuno ha il coraggio di dirlo. O quasi".

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